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On Mon, 09 Mar 2009 20:53:32 +0100, AK-47 <...@crypto.ecn.org
Non è una novità. Già nel settembre 2008, il ministro del Welfare,
Maurizio Sacconi, illustrando le sue linea guida "per prevenire il
conflitto con la conciliazione e l'arbitrato, evitare annunci o revoche
all'ultimo minuto, rendere obbligatorio i referendum e l'adesione
individuale, inasprire controlli e sanzioni", aveva annunciato una legge
antisciopero per i settori dei servizi. Questo attacco gravissimo di
stampo fascista e piduista è stato portato a fondo nella giornata del 27
febbraio quando il governo Berlusconi, all'unanimità, ha approvato il
disegno di legge delega "per la regolamentazione e prevenzione dei
conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione
delle persone". Ciò in revisione della legge 146/1990 e successive
modifiche.
Un attacco violentissimo e senza precedenti alla libertà di sciopero, a
un diritto costituzionalmente garantito, che nega concretamente alle
lavoratrici e ai lavoratori la possibilità di dissentire, di protestare,
di rivendicare con efficacia i loro diritti. Il governo afferma che la
nuova normativa liberticida è limitata al settore dei trasporti. Ma è
una bugia, è un inganno. Vuole iniziare da qui, ricercando il consenso
dei viaggiatori, per estendere in breve tempo le limitazioni a tutti i
settori pubblici e privati. È significativo, a dimostrazione di ciò, che
il testo di legge non faccia mai riferimento ai trasporti ma parli
sempre di "libera circolazione delle persone"; facendo chiaramente
intendere che saranno limitate, se non vietate, anche tutte le forme di
protesta (cortei, occupazione di strade, ferrovie e aeroporti) che
confliggono con questo principio. Non è tutto. Proprio in fondo al testo
si legge che: "il governo è altresì delegato ad apportare
all'ordinamento vigente ogni ulteriore modifica e integrazione, con la
possibilità di redigere, entro 24 mesi, un testo unico delle
disposizioni in materia di diritto di sciopero".
Peraltro il governo ha scelto di approvare una legge delega che, nei 13
articoli che la compongono, fissa i cardini su cui poggia la legge
antisciopero e prevede, nei prossimi 12 mesi, l'approvazione di una
lunga serie di decreti attuativi. La nuova normativa interviene
pesantemente non solo sulle regole per indire lo sciopero e sullo
svolgimento dello stesso ma anche sul tema della libertà e
rappresentatività sindacale. La quale pretende e impone che solo i
sindacati con una rappresentanza di almeno il 50% dei lavoratori possono
indire lo sciopero. In alternativa, un sindacato che abbia almeno il 20%
di rappresentatività deve sottoporre a referendum la proposta di
sciopero e raccogliere almeno il 30% di consenso dei lavoratori
interessati. Non solo, il governo pretende che i lavoratori esprimano
anticipatamente e ufficialmente la loro adesione allo sciopero. È
chiarissimo l'intento di fissare tanti e tali paletti da rendere
difficilissimo se non impossibile arrivare allo sciopero, specie per i
sindacati minoritari a partire da quelli non confederali, comunque di
contenere le adesioni dei singoli lavoratori esposti ai ricatti e alla
repressione padronali.
L'architettura della legge antisciopero contiene altri punti
antidemocratici molto gravi. Come il cosiddetto sciopero "virtuale", già
previsto dalla legislazione, ma che ora si vorrebbe rendere obbligatorio
per alcune categorie professionali impegnate nei servizi, trasporti in
testa. Lo sciopero "virtuale" consiste nell'andare a lavorare per
"protestare" magari con una fascia al braccio (sic!), rinunciando al
salario per le ore stabilite, da devolvere non si capisce bene a chi e a
che cosa. Si tratta di una vera e propria buffonata, specie se inteso
come sostitutivo allo sciopero classico, all'astensione dal lavoro e
alla protesta di strada per fare pressione sulle controparti pubbliche e
private, per incidere sui loro interessi materiali. Una buffonata che,
giustamente, ha trovato sempre scarsissimo seguito tra i lavoratori.
Ci sono poi le norme chiamate "anti-effetto annuncio", che prevedono una
comunicazione con ampio anticipo della revoca dello sciopero. A parte
che non è specificato nulla in concreto, si tratta di un'imposizione
assurda: allorché la trattativa si conclude con un accordo si può
revocare lo sciopero precedentemente proclamato?
Col ddl Sacconi saranno inoltre vietate tutte le forme di protesta "in
qualunque attività e settore" che possono essere "lesive" del diritto
alla mobilità e alla libertà di circolazione. In altri termini non
saranno permessi blocchi stradali, ferroviari e aeroportuali.
Il provvedimento governativo rafforza tutta la parte che concerne il
"raffreddamento dei conflitti" attraverso forme di conciliazione, anche
attraverso la modifica delle funzioni della Commissione di garanzia che
ora si chiamerà "Commissione per le relazione di lavoro", e disciplina i
controlli, affidando al CNEL compiti di monitoraggio degli scioperi, e
le sanzioni per i lavoratori e i sindacati "trasgressori" la cui
riscossione sarà fatta da Equitalia. Si minacciano multe di 5 mila euro.
La legge antisciopero del governo Berlusconi è grave e pericolosa non
solo perché cancella di fatto questo fondamentale diritto democratico,
ma perché rappresenta un tassello fondamentale di una strategia più
ampia da terza repubblica nel campo sociale, sindacale e del lavoro. Che
segue di poco l'accordo separato del 22 gennaio scorso sul modello
contrattuale padronale e corporativo, firmato da governo, Confindustria
e sindacati complici (Cisl, Uil e Ugl), contro la volontà della Cgil, e
segue solo di qualche giorno la "riforma" della pubblica amministrazione
voluta dal ministro Brunetta e approvata in via definitiva dal Senato
che demolisce la contrattazione collettiva nel settore pubblico e
inserisce una serie di norme poliziesche e punitive nei confronti di
tutti i lavoratori pubblici, allo scopo di ridurre le retribuzioni,
tagliare il personale e aumentare i carichi di lavoro.
Anche il momento in cui questa legge antisciopero viene proposta non è
casuale. Un momento di fortissima crisi economica e sociale, che produce
disoccupazione, impoverimento e una crescente insoddisfazione popolare
verso i "rimedi" attuati dal governo con un'inevitabile intensificazione
delle lotte.
Se questo disegno andrà in porto, Berlusconi, come fece Mussolini, sarà
riuscito a cancellare il diritto di sciopero e a imporre con la forza
della legge la "pace sociale" con l'aiuto dei sindacati di regime dentro
una logica neocorporativa e neofascista. C'è in questo la volontà di
applicare il piano della P2 di Gelli e un richiamo all'ispirazione
fascista impressa nella "Carta del Lavoro" del 1927. La situazione è
allarmante e deve preoccupare i lavoratori e tutti i democratici e
antifascisti. Viste anche le sciagurate aperture espresse dal PD di
Franceschini. Il senatore del PD Pietro Ichino è arrivato a dire che
"non è impensabile una convergenza parlamentare tra maggioranza e
opposizione sulla materia dello sciopero virtuale e su quella dello
sciopero nei trasporti". Viste le acquiescenze infami espresse da Cisl,
Uil e dall'ex sindacato fascista Ugl.
Solo la Cgil per il momento si è messa di traverso però, per la verità,
non con la necessaria determinazione. "Mi auguro che a guidare
l'iniziativa del governo - ha detto il segretario confederale Maurizio
Solari - sul diritto di sciopero non sia, dopo aver favorito la rottura
del sindacato, il tentativo di impedire che il dissenso possa
manifestarsi". "Il governo stia attento. In materia di libertà di
sciopero costituzionalmente garantito - ha affermato il segretario
generale della Cgil Epifani - bisogna procedere con attenzione... Si
potrebbe porre un problema di democrazia, se qualcuno pensasse di
forzare ciò che dice la Costituzione". Più adeguata e forte la denuncia
di "Rete 28 Aprile" della Cgil che in una nota sostiene: "Limitare la
libertà, imporre autoritariamente le decisioni e reprimere il dissenso
è... la caratteristica autentica del fascismo". "Con le nuove norme
previste dal Governo sul diritto di sciopero - scrivono in un comunicato
stampa i Cub, Cobas e SdL - si sta andando rapidamente verso un nuovo e
pericolosissimo capitolo del più vasto tema della limitazione delle
libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del
lavoro e nella società".
Nessun tentennamento è ammesso. Respingere risolutamente il nuovo
attacco fascista al diritto di sciopero. Sviluppare un ampio movimento
di protesta per abbattere questo governo e la terza repubblica. Questa
deve essere la risposta delle masse, dei democratici e degli antifascisti.
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