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Mattei è stato accoppato dai brit, gente che ha fondato il proprio impero sulla pirateria?

On Sat, 2 May 2009 16:18:42 -0700 (PDT), giovanni <...@libero.it

IL CASO MATTEI NEI DOCUMENTI DEL FOREIGN OFFICE BRITANNICO
...
Il 25 ottobre 1962 il Financial Times di Londra pubblica una
corrispondenza da Roma dal sapore inquietante. Il titolo è: “La scena
italiana. Il signor Mattei dovrà andarsene”? Il fatto potrebbe
apparire banale se, due giorni dopo, proprio il “signor Mattei”
perdeva la vita in un presunto incidente con l’aereo in cui viaggiava.
La stampa ha molte virtù e molti vizi. Uno dei più gravi è certo il
suo linguaggio talvolta allusivo, se non proprio da propaganda
occulta, come non si stanca di ripetere Roberto Saviano. In specie
quando a pubblicare gli articoli sono organi influenti come il
Financial Times....
I tentativi di mediazione messi in campo dal presidente del Consiglio
Amintore Fanfani (novembre 1961) e da George Ball, del Dipartimento di
Stato Usa (aprile 1962) sono falliti. Mattei non intende recedere dai
suoi obiettivi strategici. A ciò deve aggiungersi un giudizio non
proprio favorevole sul nostro personaggio, risalente nel tempo. Nel
1957 a osservatori come l’ambasciatore britannico a Roma non sfuggiva,
ad esempio, un certo astio, dal sapore agrodolce. Mattei è “un uomo
vanitoso, con modi da dittatore. A differenza di molti esponenti
democristiani, non sembra essere un corrotto a livello personale. Vive
in maniera tutto sommato modesta. Il suo unico svago è la pesca, un
passatempo che lo coinvolge persino più dei suoi interessi petroliferi
(non ci pensa due volte, ad esempio, a volare in Alaska per una
battuta di pesca della durata di una settimana). Così come il
presidente Gronchi, del quale è molto amico, Mattei si trova nelle
condizioni di fare all’Italia o del gran bene o del gran male.”
Quello che temono le potenze angloamericane non è solo la messa in
discussione degli equilibri che regolano il controllo delle fonti
energetiche nel mondo così come era uscito dalla seconda guerra
mondiale, ma anche e soprattutto gli elementi di disturbo o di attacco
all’ordine geopolitico già dato, mediante l’attivismo di personaggi
come appunto Mattei. Egli mirava a raggiungere una totale sovranità
per il nostro Paese, o, come diceva Jarratt, “l’autarchia petrolifera”
nei paesi in via di sviluppo, guarda caso, in gran parte ex colonie
britanniche.
Il 7 agosto 1962, in un documento indirizzato a Jarratt (ministero
dell’Energia/ settore petrolifero di Londra), qualcuno riferisce
quanto avrebbe detto Mattei in una conversazione privata: “Ci ho messo
sette anni per condurre il governo italiano verso una apertura a
sinistra. E posso dirle che mi ci vorranno meno di sette anni per far
uscire l’Italia dalla Nato e metterla alla testa dei paesi neutrali
[Non Allineati]”. Manca poco più di un anno alla nascita del primo
governo di centro-sinistra guidato da Aldo Moro.
Riportiamo, di seguito, le traduzioni degli stralci più significativi
di alcuni documenti su Mattei acquisiti nel nostro Archivio di
Partinico (circa 150, già riprodotti in diverse copie e depositati
presso alcuni luoghi privati):

DA A. JARRATT (MINISTERO DELL’ENERGIA/SETTORE PETROLIFERO, LONDRA) A
OLIVER MILES (Foreign Office, LONDRA), 15 AGOSTO 1962, SEGRETO. FO.
“[…] L’Eni sta diventando una crescente minaccia agli interessi
britannici. Ma non da un punto di vista commerciale: la quantità di
petrolio a disposizione dell’Eni, infatti, è minima se comparata alle
risorse della Shell e della Bp. La minaccia dell’Eni si sviluppa, in
molte parti del mondo, nell’infondere una sfiducia latente nei
confronti delle compagnie petrolifere occidentali. Inoltre, l’Eni
incoraggia l’autarchia petrolifera a scapito degli investimenti e
degli scambi delle imprese britanniche. […] Nel febbraio del 1961, il
Foreign office divulgò una circolare sull’Eni. […] La conclusione fu
che risultava di primaria importanza per le compagnie petrolifere
cercare di frenare le attività dell’Eni da un punto di vista
competitivo. […] Tuttavia, è indubbio che negli ultimi 18 mesi:
l’influenza e le offerte di assistenza dell’Eni si sono estese in
maniera considerevole, soprattutto in Africa;
l’Eni ha reso la vita il più possibile difficile (e scarsamente
remunerativa) a tutte le imprese petrolifere occidentali attive in
Italia. L’Eni intende procedere nella stessa maniera sia nella Cee sia
in Gran Bretagna;
l’Eni è ancora legato al petrolio russo. Il gruppo italiano, quindi,
costituisce uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un’intesa
sensibile sul petrolio russo tra i sei membri della Cee;
l’Eni influenza le politiche della Cee sui futuri rapporti con i paesi
produttori di petrolio, un’influenza che finirebbe per rivelarsi
dannosa per le compagnie petrolifere occidentali.
I piani da noi elaborati, che puntano a garantire la stabilità nel
mercato petrolifero europeo, non avranno successo se l’Eni continuerà
ad applicare i suoi metodi fuori da ogni controllo. Al contempo,
l’intervento del gruppo italiano in altre parti del mondo finirebbe
per nuocere agli interessi petroliferi occidentali e alle attività dei
russi stessi."....

DOCUMENTO ALLEGATO ALLA LETTERA DI JARRATT DEL 15 AGOSTO 1962. TITOLO:
“ENI, BOZZA DI MEMORANDUM PER IL GOVERNO DI SUA MAESTA’ BRITANNICA”,
CONFIDENZIALE, FO
“E’ difficile comprendere molte delle politiche dell’Eni: ad esempio,
la strategia della sua espansione all’estero, oppure la sua volontà di
intraprendere attività apparentemente non economiche. E’ difficile, a
meno di non ipotizzare che l’Eni sia ampiamente manipolato per
obiettivi non commerciali. […].
Durante un’intervista pubblicata da L’Opinion Economique et Financiere
dell’1 giugno 1961, lo stesso Mattei ha affermato: “Perseguo una
politica nazionale, non commerciale”.
Questo memorandum non intende in nessun modo criticare il governo di
Roma per il fatto di utilizzare l’Eni, con l’obiettivo di espandere
l’influenza politico-economica dell’Italia all’estero. E’ una
questione che riguarda unicamente il governo italiano. Tuttavia,
queste politiche producono una serie di inevitabili conseguenze per i
paesi o le imprese in affari con l’Eni. E’ quindi necessario
monitorare attentamente tali conseguenze.
Per esempio:
a) i paesi scelti per l’espansione dell’Eni potrebbero essere stati
selezionati non tanto per le loro potenzialità commerciali ma,
piuttosto, per le possibilità che essi offrono alla “penetrazione
economica italiana” o per promuovere la politica estera italiana;
b) l’apparato statale italiano sarà utilizzato per promuovere
l’espansione dell’Eni e per difenderlo dalla concorrenza;
c) ne consegue che, nel corso di una trattativa con l’Eni, le
considerazioni politiche (o politico – economiche) potranno prevalere
su quelle commerciali; un’eventuale disputa, quindi, condurrà a
pressioni diplomatiche [italiane] in difesa dell’Eni. […].
Sembra che le principali aree scelte per l’espansione dell’Eni siano
l’Africa, il Medio oriente, il Subcontinente indiano, l’America Latina
e l’Europa. Ma l’Eni ha già concluso accordi importanti con l’Urss e
con altri paesi del Blocco comunista. I paesi in via sviluppo sembrano
essere un obiettivo primario. […] In tal senso, un’attenzione speciale
è rivolta ai paesi del Commonwealth e ai paesi amministrati (ora o in
passato) dalla Gran Bretagna. Ad esempio, l’Eni ha già siglato una
serie di intese con India, Ghana, Nigeria, Malta, Kenya, Tanganyka,
Somalia e Sudan. Al momento, è interessato a Pakistan, Ceylon, Sierra
Leone e alle Isole Mauritius. E’ probabile che lo sbarco dell’Eni in
questi paesi sia rapidamente seguito da quello di altre imprese
italiane. Ad esempio, la Montecatini ha già concluso un accordo in
India, in collaborazione con l’Eni.
Per quanto riguarda la sua espansione in Europa, è probabile che
l’Eni, in futuro, utilizzi con maggiore frequenza il petrolio
sovietico, provocando il crollo dei prezzi e una serie di difficoltà
politiche. Le strategie dell’Eni hanno già provocato problemi ai
partner dell’Italia nella Nato e nella Cee, ed è probabile che le
grane si moltiplichino. […].
Ecco alcune tra le probabili ripercussioni sul petrolio e sugli
interessi britannici:
a) se l’Eni riuscisse, anche in maniera parziale, a sostituire
l’attuale sistema di transazione del petrolio (basato sulla libera
impresa) con una serie di accordi diretti tra le imprese petrolifere
statali, le conseguenze sull’industria petrolifera britannica (di gran
lunga il nostro maggior investimento all’estero) sarebbero
estremamente negative e, indubbiamente, finirebbero per nuocere al
contributo che la Shell e la Bp forniscono all’economia britannica;
b) si verificherebbe una dislocamento molto serio del sistema di
rifornimento petrolifero in Gran Bretagna e in Europa;
c) le inevitabili ripercussioni in Medio oriente finirebbero per
danneggiare gli interessi britannici in quest’area;
d) se l’Eni si piazzasse sul mercato britannico in maniera decisa, le
difficoltà competitive dell’industria del carbone potrebbero
intensificarsi;
e) l’espansione dell’Eni in Gran Bretagna (e nei territori
amministrati dalla Gran Bretagna all’estero) potrebbe condurre a
frizioni non indifferenti fra i governi di Gran Bretagna e Italia;
f) il successo della campagna promossa dall’Eni per assicurarsi una
posizione di rilievo nei paesi del Commonwealth e in quelli
amministrati (ora o in passato) dalla Gran Bretagna, finirebbe per
danneggiare:
1) la speciale posizione britannica in questi paesi, senza dimenticare
che i rappresentanti italiani affermano che l’Eni viene utilizzato per
promuovere gli interessi politico – economici dell’Italia all’estero;
2) le imprese britanniche in questi paesi, soprattutto in Africa e in
India. […]”.

DA K. D. JAMIESON (FO, LONDRA), A W. N. HUGH–JONES (AMBASCIATA GB,
ROMA), 3 SETTEMBRE 1962, SEGRETO, FO.
“Allego copia di una lettera del ministero dell’Energia [datata 15
agosto 1962, ndr], sulle attività dell’Eni e sui passi che potremmo
intraprendere per contrastare il gruppo italiano. Le attività
dell’Eni, infatti, puntano a danneggiare gli interessi petroliferi
britannici all’estero.
Ovviamente, questa è una materia da trattare con attenzione. Prima di
discuterne con il ministro dell’Energia, risulterebbe utile conoscere
le Sue opinioni sul tema. Siamo sicuri di una cosa: al punto in cui
siamo – con i colloqui imminenti riguardo alla Cee e considerato che
abbiamo bisogno del sostegno che gli italiani ci possono dare –
occorre tentare di fare qualcosa di più che aggiornare la circolare
del nostro ministero, la n.° 29 del 30 marzo 1961 intitolata
“L’importanza dell’Eni”. Dobbiamo produrre una circolare
dell’intelligence.
Ecco alcune domande alle quali questa circolare delll’intelligence
dovrebbe cercare di fornire una risposta:
1) Fino a che punto l’Eni dipende dal petrolio russo? […] Di recente,
Mattei avrebbe affermato che solo il 10 per cento del petrolio da lui
trattato è russo. Qual’è la situazione reale?
2) E’ possibile distinguere tra le attività dell’Eni e gli interessi
italiani? Anche senza Mattei, l’Italia concorderebbe con ciò che
Jarratt definisce “un’intesa concreta sul petrolio russo tra i sei
membri della Cee”?
3) Mattei cambierà idea sulla pericolosità degli scambi petroliferi
internazionali, ora che egli sfrutta con successo un campo petrolifero
in Persia e che sarà costretto a fissare un prezzo in grado di
soddisfare i persiani da un lato e i suoi clienti [di Mattei, ndr]
dall’altro? Si tratta di un tema marginale? Oppure è una questione
che, in futuro, aiuterà l’Eni ad uscire dai guai?
4) Siamo in grado di affrontare il problema della virulenta propaganda
di Mattei contro l’imperialismo e contro le compagnie petrolifere?
[…]."
....
Così finisce la nota di Jamieson a Hugh-Jones. Siamo al 3 settembre
1962. Meno di due mesi dopo Mattei muore tragicamente nel rogo di
Bascapè.

(documenti rintracciati a Kew Gardens nel 2008
http://casarrubea.wordpress.com/2009/05/02/anche-senza-mattei/

ecco cos'è il capitalismo brit, rapina il debole e uccidi il forte,
non competere MAI ad armi pari



On Sun, 3 May 2009 14:06:34 -0700 (PDT), giovanni <...@libero.it

On 3 Mag, 01:18, giovanni <...@libero.it
la Repubblica rilancia:
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/enrico-mattei/enr ico-mattei/enrico-mattei.html

On Mon, 4 May 2009 20:39:59 +0200, "Lord Curzon" <...@curzon.cur

"giovanni" <...@u10g2000vbd.googlegroups.com...
On 3 Mag, 01:18, giovanni <...@libero.it
e poi accusano il Daily Mail di essere un giornale scandalistico... ;-)))