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On Thu, 25 Jun 2009 10:06:43 +0200, "[Claudio] " <...@yahooTOGLI.it
Il Rapporto Unodc: "Meno impegno della polizia con gli utenti, più
sforzo con i trafficanti"
L'agenzia ammette che per la pubblica opinione "il controllo sugli
stupefacenti non funziona"
Droghe, la svolta dell'Onu
"La repressione ha fallito"
DI GIAMPAOLO CADALANU
Una operazione contro trafficanti di cocaina a Monterrey in Messico
Un secolo di repressione non è bastato: a cent'anni dalle prime misure
contro l'uso di stupefacenti è arrivato il momento di ragionare sulle
possibili alternative. Lo chiede in modo aperto l'Ufficio dell'Onu su
droga e crimine, ponendo l'accento, per la prima volta da quando è stato
fondato, sulla necessità di modificare l'approccio al problema. Serve
"meno impegno della polizia con gli utenti, più sforzo con i
trafficanti", si legge nella prefazione firmata dal direttore Antonio
Maria Costa.
Con le inevitabili prudenze del suo ruolo, l'agenzia "apre" all'ipotesi
di politiche diverse dal carcere per i tossicodipendenti. "La droga
continua a essere una minaccia per la salute", si legge nelle prime
righe del rapporto 2009 Unodc, e viene ribadito che "legalizzare le
droghe sarebbe un errore storico". Ma è come se lo studio mettesse le
mani avanti, per poi avanzare riflessioni più "rivoluzionarie", tanto
che l'Huffington Post arriva a titolare con entusiasmo: "L'Onu sostiene
la depenalizzazione". L'agenzia ammette persino che per la pubblica
opinione "il controllo delle droghe non sta funzionando". Esaminando con
un'inedita apertura le ragioni portate dagli antiproibizionisti, l'Unodc
rivendica a sé l'allarme per i grandi incassi che i divieti portano alla
criminalità organizzata e sottolinea: "Questi sono argomenti validi".
Secondo Costa, la soluzione è elementare: "Più controllo sul crimine, ma
senza diminuire i controlli sulla droga". Poche righe più avanti si
ribadisce l'esigenza della "tutela della salute dei tossicodipendenti",
insistendo sulla necessità di combattere il traffico, invece che
reprimere il consumo.
Antonio Maria Costa ribadisce che il compito della sua agenzia è quello
di tutelare allo stesso tempo salute e sicurezza. L'Unodc pone un
"doppio NO": no alle droghe, no al crimine. "Il crimine organizzato",
scrive il direttore, "non scomparirà con la legalizzazione della droga":
per tenere in vita le mafie bastano altri traffici.
L'ipotesi di una "raccomandazione" delle Nazioni unite ai paesi membri,
simile alla campagna contro la pena di morte, non sembra praticabile: "È
una decisione che spetta alle singole nazioni", dice Costa al telefono,
ribadendo poi che "per l'Onu i reati legati agli stupefacenti non vanno
considerati delitti capitali". In sostanza, sono tre le osservazioni da
fare: la prima, riguarda le campagne d'ordine che chiedono di punire con
il carcere chi viene sorpreso con uno spinello. "È come mandare un
giovane all'università del crimine", dice il direttore dell'Unodc, "con
il rischio di rendere irreversibile una tendenza che ancora può cambiare".
Costa critica anche "le legislazioni che impongono pene troppo severe,
poi non applicate". E l'abitudine a cambiare prospettiva - e leggi - su
base politica. "La dipendenza è una malattia. E non esistono terapie di
destra o di sinistra per cancro e diabete". L'allusione è a molti
governi occidentali: da quello Usa a quello italiano, che nel 2006 ha
cancellato la distinzione fra sostanze "leggere" e "pesanti". Ma
soprattutto a quello di Gordon Brown, che sulla base di valutazioni
elettorali voleva spostare la cannabis nell'elenco delle sostanze più
pericolose, ignorando platealmente le raccomandazioni degli scienziati,
dallo stesso premier mobilitati sull'argomento.
(25 giugno 2009)
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/onu-droghe/onu-droghe/onu-drogh e.html
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"Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per
azienda"
Padova 7-Giugno-1984
"Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno
di lotta"
Padova 11-Giugno-1984
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